Il Vangelo della domenica Notizie

La Sapienza, luce per la mente umana

2 DICEMBRE 2022 – II DOMENICA DOPO NATALE

✝️ Dal vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18

[In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.  
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.


COMMENTO AL VANGELO

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.

Giovanni 1,1-4

La liturgia della seconda domenica del tempo di Natale mostra che Cristo è Parola incarnata del Padre e Sapienza di Dio. Questo tema, centrale nelle letture di oggi, si abbina a quello della benedizione, specifico del mistero della Natività e caratteristico del dono della vita che in esso si celebra. Il libro del Siracide presenta la Sapienza mentre parla nell’assemblea dell’Altissimo: Dio ha fissato la sua dimora presso il popolo eletto di Israele. Le case di Giacobbe sono salde proprio per la presenza in mezzo a loro di Dio, che ha benedetto i suoi figli: così ribadisce il Salmo, e san Paolo, mentre ricorda ai cristiani di Efeso, e in loro a tutti i credenti, che sono benedetti in Cristo Gesù, assicura di pregare insistentemente il Padre perché doni loro uno spirito di sapienza e di rivelazione, per una profonda conoscenza di Lui, e perché illumini gli occhi del loro cuore affinché comprendano a quale speranza siano chiamati. Il prologo del Vangelo di Giovanni, che è stato proclamato anche nella Messa del giorno di Natale, è un testo densissimo e glorioso, che identifica Cristo nel lógos di Dio. Nel mondo greco il lógos è l’espressione più alta dell’attività intellettiva propria dell’uomo, la parola nobile della sua intelligenza, il frutto dell’intelletto da cui ha origine la filosofia: esso, teorizzato a livello speculativo, assurge nel tempo, con il proseguire della civiltà occidentale, a principio fondatore dell’universo, e assume una dimensione soprannaturale e quasi divina. Nel contesto giudaico la parola è definita attraverso la radice *dbr, che non ha una valenza esclusivamente concettuale, come il greco lógos, ma descrive anche, concretamente, fatti e azioni. Dio parla e le cose sono. Per questo Giovanni, al principio del Vangelo, parafrasa l’inizio del libro della Genesi, e sottolinea che al principio era la Parola, la stessa con cui Dio ha creato il mondo, la Sapienza eterna, Cristo, il Figlio.

ACCOGLIERE GESÙ NEI FRATELLI Questo lógos è Dio, è presso Dio, e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. In Lui è la vita, Egli è la luce vera: Egli è la Verità. Le parole che usa Giovanni non sono casuali: sono l’espressione compiuta di una riflessione che ha attraversato i tempi e le culture ed è pervenuta, per strade differenti, a riconoscere il Dio che è, che era e che viene, e ad adorarlo in Gesù. La sapienza umana può aprire le porte della Verità di Cristo, i semi del Verbo sono sparsi in tutta l’umanità, ma la grazia si riceve solo abbandonandosi a Lui e attingendo alla Sua pienezza. Solo se siamo disposti ad accoglierlo Egli cambia veramente la nostra vita e ci dà il potere di diventare figli di Dio. Giovanni mette in guardia: Dio, Luce vera, Parola eterna, si è fatto carne, è venuto nel mondo, ha posto la sua dimora in mezzo agli uomini, ma i suoi non lo hanno accolto. C’è il rischio di ritenerci già suoi e non accoglierlo, come è avvenuto duemila anni fa in Giudea: nessuno di coloro che conoscevano le Scritture e attendevano il Messia ha avuto occhi per riconoscerlo, concretamente, nel bambino nato a Betlemme. Tocca a me, oggi, un esame serio: mentre adoro il Bambino nella mangiatoia, so vederlo realmente nell’ultimo che mi cammina accanto, che è per me rivelazione vivente della salvezza?

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