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Dal buio del cuore al dono della luce

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Marco 10,46-52

Gesù parte da Gerico per andare verso Gerusalemme. Gerico venne distrutta al momento della conquista di Giosuè, rappresenta la maledizione, mentre Gerusalemme è il luogo della Pasqua, dove si apre la porta del cielo. Gerico è sulle rive del Mar Morto, Gerusalemme è il Monte Sion dove Dio si mostra. Questo è il viaggio di Gesù. Chi gli andrà dietro? Uno che lo farà sarà un cieco. E da vedente.

Come? Rubiamo il suo segreto. Questo segreto è la preghiera, di cui Bartimeo è immagine di riferimento nella tradizione cristiana, soprattutto orientale. La sua preghiera ci si presenta come un combattimento.
Da una parte c’è lui, che con l’orecchio e solo quello (Dio non si vede, si ascolta) intende il passaggio del Messia, e ha capito che non sta passando uno che dà soldini.

Lui sta lì a mendicare per sopravvivere al suo buio, ma ora c’è qualcuno che ha potere su quel buio. Il Signore non risolverà la giornata ma la vita, non toglierà un problema ma darà un senso a tutto, problemi compresi.

Pregare non è chiedere favori a Dio, ma luce su tutto. Il buio rende quell’uomo più bravo di tutti gli altri. È sempre così: beati i poveri in spirito, di essi è il regno dei cieli.

Mille preghiere che non portano da nessuna parte, ma solo chi parte dal proprio buio profondo, che è la natura incompleta dell’uomo fatta per essere salvata e non salvarsi da sola, sa iniziare a gridare. Per questo abbiamo uno spiffero di angoscia nel cuore, è la nostra forza per pregare veramente. Bisogna accogliere la cecità interiore, se uno la ascolta quella inizia a selezionare le cose esterne a cui attaccarsi, mostrando le inconsistenze delle risposte piccole.

L’avversario è la folla che lo rimprovera perché taccia. Che smetta di pregare. Una folla di ragioni per non ascoltare questo lamento molesto. Lasciaci in pace, facci credere nelle nostre piccole soluzioni, facci vedere Gesù solo come una cosa da capire, non come il Salvatore, e quindi come colui che metterà fine alla nostra stupida autonomia. Queste voci sono esteriori, ma sono anche interiori. Mille cose che ti dicono: che preghi a fare?

MILLE MOTIVI. Abbiamo mille motivi per non pregare e uno solo per farlo: essere salvati dal nostro buio, che poi è il nostro ego solo e cieco sulle relazioni, che non vede l’altro e quindi non ha amore.Ho mille motivi per rimandare la preghiera o per viverla come un dovere o come uno sforzo. E uno solo per essere più forte di quei mille oppositori: che voglio la luce.
Quando Gesù lo chiamerà, Bartimeo getterà il mantello, unico suo possesso, perché ha già capito che lascerà la sua vita: se il Messia lo chiama, è fatta, è finita la sua solitudine. E arriva il dialogo, arriva uno che lo ascolta e non gli dà due soldini ma gli chiede cosa voglia. E lui vuole solo la luce.

Arriva la luce, e lui sa bene come usarla: «E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada». La luce è per seguire il Signore, ora non lo perde più di vista. Che altro serve nella vita? Con Lui si va a Gerusalemme. Addio alle elemosine di Gerico.

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