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“Vegliate, cercate di capire, siate pronti…”

«Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si
lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti».

Matteo 24,37-44

Strano tipo Noè: costruiva enormi barche in montagna. Ma salvava la vita. Nello storico film La Bibbia, del grande John Huston (1966), lo stesso regista, fra i vari personaggi, scelse di impersonare proprio Noè, presentandolo come un mezzo scemo che obbedisce pedissequamente alle indicazioni ricevute e facendo l’ Arca esattamente come gli veniva detto. Gesù dice che nei «giorni di Noè» le persone «mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito», e cosa c’ è di strano? Che deve fare una persona normale? Si nutre e si accoppia. C’ è altro? Questa è la stessa antropologia che c’ è in giro oggi: le necessità corporali e le soddisfazioni affettive sono il tema principale. Di cos’ altro dovrebbe occuparsi la gente? Al presente è in corso una assolutizzazione della cura per il corpo – tra estetica e gare di cucina – e dell’ esplorazione affettiva e sessuale, con tutte le libertà rivendicate e sbandierate. Eppure non c’ è in giro tutta questa felicità. Al tempo di Noè «non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti». Bisognava essere mezzi scemi come Noè per salvarsi. Bisognava avere contezza del disastro imminente. Cosa vuol dire? Che bisogna costruire imbarcazioni improbabili anziché metter su giochi di coppia e gare culinarie? Forse, se uno capisce quale barca il Signore gli chiede di costruire. C’ è un altro tipo di diluvio. È un ladro che arriva e che ruba tutto. Eppure questo ladro è nientemeno che il Figlio dell’ Uomo. Se qualcuno arriva come ladro vuol dire che chi è visitato è il padrone. San Paolo dice: «Voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro» (1Ts 5,4). Il Figlio dell’ Uomo è ladro per alcuni, ma per altri no. Se per questi ultimi non lo è vuol dire che per loro il Padrone è Lui. Quando arriva, entra in casa sua. Viviamo la vita come padroni e il centro ortogonale del mondo corrisponde al nostro ego, ma quando arriva una svolta della Provvidenza e la realtà bussa alla nostra porta con qualcosa di serio, siamo sconvolti, depauperati, basiti.

IL POSSESSO È IL CONTRARIO DELL’ AMORE.

Noi non siamo i padroni di niente, se non della nostra libertà di dire di “sì” o di “no” al Signore. Un uomo centrato sul suo ego, ha la “sua” donna, ha i “suoi” gli, vive la “sua” vita e tutto il resto. Non deve essere molto divertente stargli accanto. Prova a parlargli sul serio di Cristo, che dice di sé: «Il mio corpo è dato per voi», e gli sembrerai un mezzo scemo come Noè. Per san Francesco, infatti, il possesso è il contrario dell’ amore. Chi è di Cristo ha scoperto di non essere il padrone, non vive da despota, ma sa che il Signore lo può prendere e servirsi di lui, può tirarlo via dal campo o dalla mola, chiamarlo ad altro, fargli cambiare vita. Bisogna saper cambiare strada, sapersi ricredere, sapersi interrompere. Si dice che perseverare, talvolta, è diabolico… «Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ ora che non immaginate, viene il Figlio dell’ uomo». Pronti a cosa? A lasciar tutto, ricordando chi è il Padrone. 

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