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Lasciare che il Signore ci metta dove vuole lui

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”».

Luca 14,1.7-14

La parabola che costituisce la prima parte del Vangelo di questa domenica invita a prendere «l’ultimo posto». Che posto è? È la posizione che si assume in una relazione autentica con il Padre celeste. Adamo si mise al primo posto, provando a prendersi la posizione di Dio stesso, con risultati disastrosi.

La salvezza è diventare discepoli, ossia chiamati a seguire Gesù, e se Lui ci guida ci conduce al posto giusto, che è la nostra missione.

Abbiamo paura di seguirlo perché la nostra anima è presa dall’ansia da primo posto, dalla paura di non essere importanti, dalla voglia di essere riconosciuti. A che pro? Quando il cuore è intasato dall’ossessione di controllare l’onore che ci viene riconosciuto, si vive un’esistenza intessuta di cose che durano cinque minuti.

Il Signore ci ha chiamato a qualcosa di molto più importante e solido. Ha un posto da darci, quello in cui si riceve una dignità che rende liberi e che il disprezzo altrui non può scalfire. C’è da smettere di imporre il ritmo all’esistenza e lasciarsi condurre dalla Provvidenza. E si entra in una qualità diversa di gioia. Sarà una festa che non finisce e che nessuno può intaccare.

Quanti cristiani, nella storia, hanno assaggiato la pienezza quando hanno smesso di scegliersi il posto e si sono lasciati assegnare il posto da Dio! Questa gioia è fatta di atti di abbandono.

Che tipo di soddisfazione cercare nella vita? Per quale ricompensa vivere?

Gesù, nella seconda parte del Vangelo, descrive l’organizzazione di una cena e di una strana lista di invitati: c’è da depennare amici, familiari e ricchi vicini, una sorta di “famiglia” secondo la carne da trascurare. E mandare l’invito a «poveri, storpi, zoppi, ciechi», persone che arrivano senza gadget, non hanno un cadeau da offrire. La distinzione alla fin fine è: vivere per essere servito o servire? Essere sfamati o sfamare? Non è solo questione di scegliere estranei o meno, ma chi non ha niente da dare. Che potrebbe essere anche proprio mio fratello o chi mi sta vicino, quando è uno dei «poveri, storpi, zoppi, ciechi» – perché ogni uomo sa essere cieco, ha i suoi aspetti poveri, ha le sue lentezze, le sue storture.

AMORE INCONDIZIONATO. Nei corsi prematrimoniali, quando si preparano le nozze, bisogna addestrare i futuri coniugi alla verità del matrimonio che non è una chiamata a stare con l’altro perché è appagante, intelligente, bravo, bello, ma all’amore vero, che è incondizionato. In ogni matrimonio, infatti, presto o tardi arriva il momento di fare i conti con il povero cieco e zoppo che ti ritrovi accanto. Proprio come te. Di questo amore noi tutti abbiamo disperatamente bisogno, è quello di Dio – che ci ha amati nei momenti di povertà, nelle nostre zoppie e quando non capivamo niente.

Infatti nessuno di noi è mai “degno di partecipare alla sua mensa”…

Ci sono due modi opposti di vivere: cercare il posto migliore e fare quel che rende di più… oppure lasciare che Dio ci metta dove vuole Lui e vivere per la Sua ricompensa. Dio è molto più generoso del mondo intero!

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