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Il Vangelo ci chiama alla Santa inquietudine

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma la divisione».

Luca 12,49-53

«Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma la divisione». Parole paradossali ma necessarie. La vita è spesso ambigua e confusa, tante volte inzaccherata di ciò che è indegno, e spesso disattenta a quel che è prezioso.

C’è necessità di questa divisione, c’è bisogno di un parametro per valutare. In questo Vangelo arriva il parametro: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!». Il fuoco è distruttivo ma purifica le cose, infatti la parola “purificare” viene dal termine greco che indica il fuoco. «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!». “Battesimo” in greco vuol dire “immersione”.

Sappiamo di cosa sta parlando. Il fuoco che verrà acceso è la sua Passione, quando sarà immerso nell’oscurità del non amore e della violenza di questo mondo. Sentirà tutta l’angoscia del Getsemani e brillerà sulla croce in un’eclissi di mezzogiorno, restando unica luce del mondo. Per liberarci dall’ambiguità in cui tendiamo a sguazzare.

Quel fuoco è la sua forma di dare la vita, di amare e di perdonare che sconfessa le nostre mediocrità. Noi, che ci accontentiamo di surrogati di amore. Vivere, per grazia, come figli di Dio porta con sé questa lucidità, questo fuoco che svergogna i nostri mezzucci. Abbiamo bisogno di questo combattimento interiore.

Come farà un uomo ad amare la sua sposa per tutta la vita se non vive in una continua liberazione dalle scorie dell’ambiguità? Come potrà essere un buon padre se non combatte nel suo cuore per essere sempre più libero da sé stesso?

Ci sono i maestri improvvisati di spiritualità che dicono: “Se sei in pace allora stai facendo la volontà di Dio di sicuro”. Che ignoranza! Questo Vangelo dice il contrario. La pace di per sé non significa niente. C’è la pace di Cristo e quella dell’ipocrisia o dell’evitare le persone problematiche. Scansare i problemi procura pace, ma non è la volontà di Dio, è solo difesa dei propri spazi.

IN CERCA DI CONFERME

Tendiamo tutti a cercare conferme se siamo in errore. E da qualche parte troveremo qualcosa o qualcuno che ci darà ragione. E stiamo in pace. Ma non è la pace di Cristo.

Per contro l’azione dello Spirito Santo nel cuore di chi è sulla strada sbagliata è proprio l’inquietudine. Molto spesso è un sentimento di insoddisfazione verso sé stessi che ha riportato le persone a Cristo. Quante volte incontriamo persone che sono tornate alla Chiesa e ai sacramenti a causa di un santo disagio che avevano con il modo di vivere che stavano conducendo.

Se sono chiamato a seguire Cristo, questo mi mette contro corrente con la superficialità e la mondanità, e come potrebbe essere altrimenti? Ma questo combattimento si può dribblare. Diceva Christian Mounier: «Si convive meglio con una cattiva coscienza che con una cattiva reputazione»…

Il Vangelo di questa domenica ci chiama alla santa inquietudine, quella che non ci dà ragione se siamo in errore. Quella che ci fa crescere. Quella che ci rende figli di Dio e non camerieri del mondo.

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