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Risorgere con Cristo a una vita nuova

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’ altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Giovanni 20,1-9

Il testo del Vangelo del giorno di Pasqua è un racconto movimentato, inquieto, frustrante, quasi come una ricerca a vuoto. Forse sarebbe più appagante proclamare un’ apparizione di Gesù risorto – cosa che peraltro avviene subito dopo nello stesso testo di Giovanni –, ma la liturgia ci narra di Maria di Magdala che trova spalancato l’ ingresso del sepolcro di Gesù e corre a dirlo a Simon Pietro e al discepolo amato, ipotizzando il furto del corpo – un’ ulteriore offesa al Signore.

E allora corrono a vedere anche i due, e uno, che è più veloce, arriva, si china per vedere ma resta sulla soglia, attende finché arrivi l’ altro, Simon Pietro. Nella vita dei discepoli di Cristo non si fa mai niente da soli, ogni cosa importante si fa insieme a qualcun altro. Puoi essere acuto e geniale quanto vuoi, ma se nelle cose ci entri da solo non sei Chiesa, sei l’ ennesimo individualista; la fede ha sostanza solo nella comunione fraterna, sennò è inganno.

Entra Simon Pietro, quindi, e vede dei teli posati e un sudario avvolto in un luogo a parte. Quando entra il discepolo amato – che accede per secondo perché accoglie il fratello, Simon Pietro, per quello che è: il primo degli apostoli, è giusto che lo preceda – anche lui vede – come aveva guardato anche ai piedi della croce – ma questa volta crede. Perché solo ora arriva l’ intuizione mancante: «Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti».

È qui che finalmente è arrivato l’ annunzio di quel che loro ancora non avevano compreso, perché nessuno “comprende” la strada che Dio sceglie, la sua soluzione delle cose. Di questo è intriso questo testo, di questa sorpresa: Dio non ci salva come pensiamo noi.

La vita cristiana si fonda sulla potenza di Dio che sbroglia i quesiti e le angosce non con una matematica sequenziale, ma secondo la strategia pasquale, quella che apre un mare in due, che manda una brezza in mezzo al fuoco, che fa vincere a Davide adolescente lo scontro con il gigante Golia. Che risolve il pericolo di morire non evitando la morte ma passandoci in mezzo. Qualcuno ha detto che Dio non salva dalla notte, ma salva nella notte.

DI FRONTE ALL’ INASPETTATO. Per questo nel giorno di Pasqua proclamiamo questo testo che mostra lo sconcerto di fronte all’ inaspettato, perché a questo ci dobbiamo aprire: il Signore Gesù non ci ha portato una strategia che ci ripara dai problemi, ma ha trasformato i problemi in luoghi di incontro con Lui e i sepolcri in punti di partenza. Cristo va al cielo per la via della tomba.

E i teli restano là, inutili, come le vesti che il neofita depone prima di entrare nelle acque del Battesimo: sono le cose vecchie che non servono più.

Con Cristo non si sopravvive ma si risorge.

La vita umana di chi segue il Signore non è più uno slalom per scansare i problemi, ma ogni tribolazione, ogni croce, ogni sepolcro possono essere l’ utero della creatura nuova che entra nella vita secondo il cielo, dove ci si può finalmente permettere di lasciare il vecchio in disparte, come quel sudario ripiegato.

LITURGIA DEL GIORNO

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