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Quaresima, incontro al segreto delle cose

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.

Marco 9,2-10

La Trasfigurazione è una sapiente pedagogia. Gesù prende tre discepoli, «loro soli». C’è, quindi, un tema di intimità: come poter crescere nel rapporto con il Signore e nella vita nuova senza “farsi prendere”? Come pensare di vivere qualcosa di Dio senza in qualche modo diventare “suoi”? Certo, deve prenderci e farci salire sul monte. È il tema, tutt’altro che banale, dell’ascesi. Farsi strappare dalle cose piccole.

E fare cosa? Per svelare il suo segreto. Marco lo dice con la luminosità del vestito di Gesù, e parla di un bianco che nessun uomo potrebbe produrre. Nessuna opera umana consegnerà questa luce. Questo è un colore che solo Gesù sa regalare al corpo umano. E questo è il segreto di Gesù: ha unito la vita umana alla vita divina. E la strada per questo segreto passa per il dialogo con Mosè ed Elia, gli unici due personaggi che dialogano con Dio sul monte per eccellenza, l’Oreb. E rappresentano le Scritture: Mosè consegna la Legge ed Elia è il profeta per antonomasia.

In disparte con le Scritture, quindi. A fare cosa?

A scoprire chi è veramente. Ossia? Pietro dice: «È bello per noi essere qui». Non è “moralmente giusto”, non è “intellettualmente vero”, non è volontaristicamente “doveroso”. È bello.

È bello stare con Dio, perché Dio è bello. Davvero?! Ma non era noioso? Non era una questione di forza di volontà? Per Adamo, dopo il peccato, era diventato molesto, e quando sente Dio arrivare, si nasconde, perché non è più gradevole stare con Lui. C’è diversa gente in giro che la pensa così.

Forse perché abbiamo trasformato la fede cristiana in una vagonata di doveri, in una noia infinita di verità astratte, nella freddezza di “valori” che non muoveranno mai un cuore a innamorarsi. Ma il bello, sì, quello muove. Ma bisogna averlo visto.

OCCHI PIENI DI BELLEZZA. Ci sorprendiamo che i giovani scappino dalla Chiesa? Se incontrassero chi scende dal monte con gli occhi pieni di bellezza, felice per quel che ha sperimentato, forse potrebbero avere una mezza idea di avvicinarsi; ma se trovano cristiani abbonati alla coerenza, che vivono di doveri e che sanno di spremuta di volontà in ogni loro atto, cosa dovrebbero venire a fare dalle nostre parti? Forse, se qualcuno non sa parlare di quel che ha visto sul monte, è perché sul monte, a vedere quanto è bello stare con Dio, ad ascoltare le Scritture e sentir esplodere la voce del Padre nella nube, non c’è proprio mai stato.

Per molti bisogna solo sopravvivere alla Quaresima – e alla sua ascesi – facendo il minimo per mettersi in pace la coscienza, qualche digiunino, qualche elemosinuccia e qualche preghierina con la testa chissà dove.

Per altri si dischiude l’accesso alla luce, all’incontro con il segreto delle cose. Per questi ultimi la Quaresima è un regalo, è un’ascesa verso la bellezza. Digiunare per imparare a mangiare meglio. Pregare per abbracciare il Padre. Praticare l’elemosina per esprimere tutta la gratitudine che abbiamo nel cuore, perché con noi Dio è generoso in maniera imbarazzante. Perché è bello stare con Dio.

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