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Con Cristo il cielo si avvicina all’uomo

Gesù […] fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Marco 1,7-11

Dopo la Natività inizia la vita secondo il Cielo che il Signore inaugura, e la liturgia ne celebra l’inizio con il Battesimo di Gesù, nel racconto di Marco.

La prima lettura è il capitolo 55 di Isaia, dove si invitano assetati e affamati a un succulento banchetto gratuito. Ma pare che questa gente preferisca spendere soldi, e per giunta per ciò che non sfama. Perché tale riluttanza ad accettare la generosità di Dio? Perché signicherebbe lasciargli decidere perlomeno il menù. E perdere i propri progetti. «L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri». Un problema frequente: per stare meglio bisogna lasciare le proprie strategie. Se non si mette in discussione il proprio sistema di priorità, si resta esattamente dove si è già…

«Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri». C’è un abisso fra i disegni della Provvidenza e i nostri schemi mentali.

Ma questa voragine viene ora colmata; mentre Giovanni pratica il battesimo come atto di purificazione e le persone vengono da lui per riavvicinarsi a Dio, succede il contrario: Gesù – generato nel segreto del grembo verginale di Maria – è il cielo che si avvicina all’uomo. Mentre esce dall’acqua i cieli vengono squarciati e lo Spirito discende su di Lui. Questo cielo aperto è la vittoria di Dio sull’abisso tra Lui e noi, che non è solo la distanza fra Creatore e creatura, ma ancor di più il frutto delle nostre scelte autarchiche, usuale emarginazione di Dio dagli orizzonti umani. Dio è la periferia dell’uomo. Magari scopriremo la Sua assenza solo quando la vita ci morde e prendiamo atto del nostro delirio di autonomia; altrimenti Dio si accomodi nel retro – gentilmente, prego – come a Betlemme.

LA ROTTURA È SUPERATA. Ma in Gesù la rottura tra noi e Dio è superata. Le sue vie possono ora diventare nostre «come in cielo così in terra»; i suoi pensieri possono entrare in noi: lo Spirito Santo può discendere nel nostro cuore! La nuova vita che l’uomo può accogliere è la comunione con Dio.

Inizia da questa acqua la Vita Battesimale di cui Gesù svela il segreto, che culmina nel grido di Dio: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Questo grido, nei sacramenti dell’iniziazione, è rivolto a ciascuno di noi. Quando lo Spirito Santo scende su di noi nel Battesimo, una voce penetra nel nostro spirito e attesta che Dio è nostro Padre. Non ci imporrà di crederlo, ma ce lo proporrà come l’intuizione più autentica di noi stessi.

Ci vuole coraggio per pensare che siamo “compiacimento” di Dio, che siamo fonte di felicità per il Signore. Cosa ci impedisce di credere questo? Proprio le nostre pretese a nostro proprio riguardo, che ci impongono di essere senza imperfezioni. Come se un cucciolo d’uomo debba essere perfetto per essere amato dal suo papà. Ma Dio sa come siamo fatti e in Cristo ci prende per mano e ci insegna la sua tenerezza. Siamo i suoi gli amati. C’è gioia nel Padre a nostro riguardo.

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