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Il primo si faccia servo degli ultimi

«Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Matteo 23, 1-12

La liturgia della Parola di oggi ci chiama a verificare l’autenticità della nostra risposta al Signore. Il Vangelo, in particolare, evidenzia due questioni di fondo, che chiunque desideri una vita autentica deve affrontare. La prima: essere o apparire. La seconda: la bramosia di potere.

«Praticate ciò che vi dicono, ma non fate secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno». La severità di Gesù non è diretta verso la debolezza di chi ce la mette tutta ma non ce la fa, bensì contro l’ipocrisia di chi finge impegno e fedeltà. Verso la nostra debolezza.

Infatti, Gesù si è sempre mostrato premuroso, come il vasaio che, se il vaso non riesce bene, non butta via l’argilla, ma la rimette sul tornio e la plasma di nuovo, fino a portare a compimento il suo progetto.

DARE LA VITA, DARE LA LEGGE. È un’altra, invece, la categoria di persone che Gesù non sopporta: gli ipocriti. Ipocrita (termine greco che significa “attore di teatro”) è il moralista che invoca leggi sempre più dure ma… soltanto per gli altri; ipocrita è “l’uomo di Chiesa” che, quanto più ostenta severità e durezza con gli altri, tanto più si sente giusto e vicino a Dio, mentre è vicino solo alla propria aggressività o invidia verso i fratelli.

Tutt’altro è il modo di comportarsi di Paolo con la comunità di Tessalonica (II lettura). Mentre Paolo oggi dice: «Avrei voluto darvi la vita», l’ipocrita dice: «Vi ho dato la legge, e adesso sono a posto». L’ipocrita non accetta di essere un peccatore, vuole apparire buono a ogni costo.

E con la sua falsa virtù, fa sì che gli uomini non si fidino più neanche della virtù autentica.

Gesù stigmatizza un secondo errore che rovina la vita: la bramosia di potere e l’attaccamento a esso. Perciò invita a non farsi chiamare maestro, dottore, padre, come se si fosse superiori agli altri. «Voi siete tutti fratelli». Già questo rappresenta un primo grande capovolgimento: tutti fratelli, nessuno superiore agli altri, una relazione paritaria e affettuosa.

CHI SARÀ “IL PIÙ GRANDE”. Ma Gesù va oltre e opera un ulteriore capovolgimento: il più grande tra voi è colui che serve! Il più grande è chi ama di più. Il mondo ha bisogno d’amore e non di ricchezza per fiorire.

E allora “il più grande” sarà forse una mamma povera e sconosciuta, che lavora e ama nel segreto della sua casa, o in un altro luogo sperduto del mondo. In altre parole, Gesù rovescia l’idea di grandezza, ne prende la radice e la capovolge al sole e all’aria e dice: tu sei grande quanto è grande il tuo cuore.

Siamo grandi, dunque, quando impariamo ad amare, quando lo facciamo con lo stesso stile con cui ama Gesù, traducendo l’amore nella divina follia del servizio.

«Sono venuto per servire e non per essere servito». È questa l’assoluta novità che Gesù ci ha rivelato: Dio non tiene il mondo ai suoi piedi, è Lui che si mette ai piedi di tutti. Dio è il grande servitore, non il padrone. Perché Egli è Amore.

ORARIO SS. MESSE

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